Dialogo 1: Barbara Giuliani e Debora Vinciguerra (Aruru)

Dialogo 1: Barbara Giuliani e Debora Vinciguerra (Aruru)

I dialoghi d’artista sono il luogo che abbiamo creato per far dialogare tra loro, liberamente, due artisti Abruzzesi. Un artista fa delle domande ad un altro artista, voi potete leggerne il risultato.

Cosa si saranno dette l’artista Aruru e la Poetessa Barbara Giuliani? Lasciatevi sorprendere…

Qual è la prima volta che hai annusato la poesia?

Alle elementari, credo come tutti.
La poesia quella scritta dai poeti sui libri di scuola, quella fatta di ABAB, di analisi delle figure retoriche, dell’imparare a memoria
la donzelletta vien dalla campagna, che ti occuperà per tutta la vita una parte di memoria incancellabile e tu, invece, vorresti da grande declamare come un rapsodo l’articolo 1 della Costituzione Italiana.

La poesia è arrivata prepotente quando ho iniziato a masticarla, dopo i vent’anni, attraverso la prosa di Raymond Carver. Il tragitto è stato bellissimo, pieno di luoghi comuni, di persone normali, di storie in cui sembrasse non accadesse nulla, ma per me erano il pieno del mio andare. Ho usato gli occhi per la prima volta, ho visto che potevo andare dove gli altri non c’erano, ho visto che potevo diventare quello che volevo, ho visto un’oasi e l’acqua scorreva dirompente come fosse sangue.

Adesso la cucino, con tutti gli ingredienti che ho incontrato durante il mio percorso artistico. Non smetto mai, tutti i giorni, come una sorta di bulimia orale: ingerire parole, vomitarle, ingerire parole, vomitarle, ingerire parole, vomitarle. Che siano mani, occhi, orecchie, gambe o cuore, quello che conta è il punto di vista da cui stiamo osservando il mondo, che se riflettiamo, viaggia ad una velocità diversa dalla nostra e lo fa senza preoccuparsi di tutto ciò.

Venezia, la Biennale, Tu.

Io, mammeta e tu, pane burro e marmellata, un, due e tre, asso, cavallo e re.

Manco di questa e di congiunzione, che mi occlude l’arrivo alla soglia dell’età adulta, forse più che soglia, già pianerottolo, della decisione di spiccare il volo, anzi di gondolare e credere di poter rende verbo un oggetto.

Da grande, voglio poetare, lo voglio a tutti i costi, ma non a qualsiasi temperatura. Lo voglio come la granella di cioccolato sulla crema di mascarpone, come la maionese sulle patatine fritte, come un peccato di gola.
Un vizio capitale che abboniamo, perché percepito come minore. Inizio a lavorare per andarmi a prendere un posto con la poesia, lì dove l’arte contemporanea la fa da padrona, voglio essere la Lady Oscar della biennale, per i capelli biondi ho ancora tempo, intanto inizio a farli allungare.
Sono alle armi con la poesia concreta e visiva, entrambe, le trovo al momento strette per il viaggio per cui ho deciso di staccare il biglietto di sola andata. La chiamo, come una creatura, poesia “reale”, tangibile, toccabile, che non mente, che non ha trucchi, quella poesia collettiva, scritta da tutti, fusa tra le intercapedini che dividono il mio respiro con quello di tutti gli altri otto miliardi di inquilini terrestri.
Sono nella mia mano  migliore di poker e aspetto la mia
E, acqua alta permettendo.

Questo dialogo tra Aruru e Barbara Giuliani è stato raccolto da Francesca nel Gennaio-Febbraio 2019
Foto ©Barbara Giuliani (le abbiamo in effetti prese dal suo profilo Facebook dove potete seguire, tra le altre cose, le sue Poesie in pigiama). 

Pubblicazioni:
Bergamo Mantova solo andata, BCE 2009;
Cloroformio, Prospero Editore 2016;
L’aria rancida, 2018;

Sulla Scuola Macondo potete leggere anche qui: la nostra intervista a Beppe Millanta.

Barbara Giuliani

Barbara Giuliani classe 79, pescarese, 40 di scarpe, ama i semafori rossi in pieno traffico, la polvere sullo schermo del televisore, le sigarette delle 10 di mattina, l’odore dei pennarelli a spirito e la connessione lenta del PC. Autodidatta, da 20 anni nel mondo della poesia italiana, ha frequentato il collettivo Karpos, Voici la Bombe e Cochonnerie Labile; ha fondato due piccole case editrici, Barrette Indipendenti e le edizioni trepuntinidisospensione; è stata slammer e MC (maestro di cerimonia) per PoetrySlamAbruzzo; è redattore nella rivista on line Svacco Creativo; è stata ospite del collettivo Neutopia e Bibbia d’Asfalto; ha frequentato per due anni il teatro pedagogico della compagnia DDT didattica teatrale; è stata corsista del progetto PLOT della Holden di Torino e delle letture ad alta voce della Marcos y Marcos; qualcosa in tutti questi anni è andato perso, ma la memoria non ha confine. (dal sito della Scuola Macondo)