SULLE TRACCE DEI SERPARI DI COCULLO: LA STORIA DI ANTONIO ZINATELLI
Serpari di Cocullo ©Aldorindo Tartaglione

SULLE TRACCE DEI SERPARI DI COCULLO: LA STORIA DI ANTONIO ZINATELLI

Ad essere serpari si impara da piccoli: prima si esce con i propri genitori e poi, quando si è abbastanza sicuri di sé, si parte a caccia da soli o con i propri amici. Antonio Zinatelli, uno dei serpari del paese, ci racconta la sua storia e ci porta sulle tracce dei serpari di Cocullo.

Antonio Zinatelli, lei è uno dei serpari che cercano i serpenti per la festa di San Domenico, il primo maggio a Cocullo…

Si. In realtà il paese è piccolo e qui tutti durante il nostro tempo libero ci dedichiamo alla cattura dei serpenti, perché non vogliamo che questa festa millenaria si interrompa. Quindi a primavera partiamo a caccia. Da noi si dice “San Giuseppe, prima serpe”: i primi giorni di primavera, che coincidono con il giorno del santo, le serpi escono dal loro letargo e noi serpari ci accingiamo a catturarle.

Antonio, lei in che modo è diventato serparo? Qual è il percorso per diventare un serparo a Cocullo?

Già da ragazzi, nei primi anni d’infanzia, si sta tutti insieme e si gioca a nascondino, si fanno giochi di gruppo. Poi avviene in modo naturale: i giochi si trasformano in caccia ai serpenti. Dal momento che questa è una tradizione molto antica, già da giovani è motivo di orgoglio andare a prenderli. Si fa una gara e li si cattura tutti insieme per la festa.

È così semplice catturare un serpente?

No, anzi! È difficilissimo! Più gli anni passano, più si migliora: si imparano a distinguere le specie di serpenti, qui ne raccogliamo solo quattro o cinque specie , si impara a individuare il serpente, la sua tana in campagna, e così via. È un mestiere che si impara facendo, ecco.

I serpari di Cocullo siamo tutti noi del posto che teniamo a tramandare le nostre usanze, lasciateci dai nostri genitori, dai nostri nonni, dai nostri antenati. Questa è una festa millenaria e noi cerchiamo di mantenere questo rito antichissimo sempre vivo.

Quindi è da piccoli che si comincia, ma si è accompagnati da qualcuno?

Quando dico da piccoli intendo a dodici, tredici anni. A volte i primi passi si fanno con i genitori. Io ho cominciato a portare mio figlio Francesco in giro a quest’età, e lui ora va anche da solo o con gli amici. Ormai ha una certa sicurezza.

E suo figlio ha intenzione di continuare la tradizione nel futuro?

Si, mio figlio, guardando quello che facevo, si è appassionato a questo lavoro: è rimasto contento, come si dice. Tutti i giorni mi propone di andare a serpi, e quando non posso andare con lui, lui parte da solo. Anche mia figlia più grande ama andare a caccia di serpenti.

Anche delle persone esterne a Cocullo possono imparare ad andare a caccia?

Non è uno sport esclusivo. Per esempio, ci sono persone del posto che si sono spostate fuori o nei paesi limitrofi. I loro figli, dal momento che uno dei genitori è di Cocullo, vengono alla festa e sono altrettanto credenti, tengono alla nostra festa come se fosse anche la loro.

Qual è la definizione che lei darebbe del termine “serparo”?

I serpari di Cocullo siamo tutti noi del posto che teniamo a tramandare le nostre usanze, lasciateci dai nostri genitori, dai nostri nonni, dai nostri antenati. Questa è una festa millenaria e noi cerchiamo di mantenere questo rito antichissimo sempre vivo.
I serpenti sono fondamentali per vestire San Domenico quando esce con le serpi. Il momento più solenne della festa consiste nella vestizione, quando a mezzogiorno la statua del santo esce dalla chiesa: tutti i serpari che hanno raccolto le serpi le mettono sul santo. Non tutte: trenta, forse quaranta esemplari vengono messi sul santo che viene portato in giro per tutte le stradine del paese…

Per saperne di più leggete il nostro articolo su questa splendida tradizione portata avanti a Cocullo.

Francesca
Tolosa, Aprile 2019
Foto ©Aldorindo Tartaglione
La foto di Antonio Zinatelli è sua.

Antonio Zinatelli

Antonio Zinatelli

Per finire, le tre domande di rito di Abruzzo.no:
Qual è il suo posto preferito in Abruzzo?
Si dice che ogni rondine torna al suo nido, no? Dove si nasce c’è più cuore, quindi il mio posto preferito in Abruzzo è proprio Cocullo.
Qual è il piatto abruzzese che preferisce?
La lasagna al forno che prepariamo nei giorni di festa, fatta con la ricetta che comprende anche le uova.
E per finire, qual è il suo proverbio preferito?
Fai del bene e scordalo, fai del male e pensaci.

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