ALESSIO ROMANO, L’ABRUZZO E LA SCRITTURA

ALESSIO ROMANO, L’ABRUZZO E LA SCRITTURA

Un panorama culturale sorprendente, un ventaglio di sapori che spinge alla “saudade” quando ce ne si allontana, un’infinita fonte di storie, un buon ritiro: lo scrittore Alessio Romano, autore di Solo sigari quando è festa e di Una stanza tutta per loro, ci racconta il suo Abruzzo.

Alessio Romano, le andrebbe di raccontarci la sua storia, di abruzzese e di scrittore?

paradise for allSono nato a Montesilvano (PE) e ho studiato lì fino al liceo. Poi sono andato a studiare fuori: a Bologna, poi a Torino e in seguito a Roma. Tutto questo nell’arco di un decennio, poi sono tornato e ho vissuto per un periodo qui. Nell’ultimo anno invece mi divido tra Pescara e Torino. Il lavoro che faccio mi porta a girare tantissimo, però se devo dire dov’è casa, dico che è a Pescara.

Per uno scrittore, vivere vicino a grandi centri culturali è importante: ci sono le case editrici, c’è più visibilità. In questo senso, vivere a Pescara è un problema?

No, è piuttosto un piacere dato dalla presenza delle amicizie e della famiglia, ma anche da un rapporto davvero positivo che ho con il territorio: la provincia è un terreno fertile di storie, molto più interessante da raccontare, e poi ho un bel rapporto con il pubblico delle librerie, con le istituzioni e con il fermento culturale reale della regione. Quindi no, non è un problema: si può vivere anche in cima a una montagna e pubblicare con qualsiasi editore. Certo, nei centri più grandi ci sono maggiori possibilità di lavoro, però ecco io sento anche di appartenere a quella generazione che vive il lavoro con un certo nomadismo digitale.

Persino quando ho raccontato Lisbona in D’amore e baccalà, il ricordo dell’Abruzzo è arrivato come una sorta di “saudade” abruzzese: il protagonista, perso in tutto quel baccalà, ogni tanto ripensa agli arrosticini, alla genziana,…

Alessio Romano

A proposito di fermento culturale abruzzese, sta portando avanti un progetto chiamato “La bottega del racconto”. Di cosa si tratta?

La scuola Holden di Torino, nella quale ho studiato dal 2003 al 2005, attiva ciclicamente dei corsi fuori Torino. Si tratta di un corso di scrittura che si terrà all’Aurum di Pescara, per tre sabati nel mese di aprile 2019. Per me è importante fare questo progetto nella mia città, ma esistono anche molte altre proposte culturali: penso ad solo sigari quando è festa un’altra scuola di scrittura che è la Macondo, creata da Peppe Millanta; penso alla crescita che ha avuto il FLA (Festival delle Letterature dell’Adriatico, ndr) di Pescara fondato da Giovanni Diacono, per il quale ho fatto delle lezioni con la Holden. Io stesso nel territorio abruzzese ho lavorato come organizzatore di eventi per il Montesilvano Scrive o il Cepagatti Arte. Un altro progetto che ho in corso e che va in giro anche tra Bologna e Torino è La Compagnia della polvere, un modo per coniugare cultura e intrattenimento in compagnia del musicista Christian Carano. Parliamo molto di John Fante, un autore che mi piace portare fuori dall’Abruzzo ma che mi ci riporta anche, perché il padre era un migrante economico di Torricella Peligna, paesino dove c’è un altro festival letterario molto importante: “Il dio di mio padre”, creato da Giovanna Di Lello.

In che modo l’Abruzzo entra nella tua scrittura?

Sono uno di quegli scrittori che attinge tantissimo dal mondo che vive. Nella mia scrittura c’è sempre un ricordo delle origini abruzzesi: nel mio primo libro, Paradise for all, racconto la vita di un fuori sede a Torino, ma ho inserito un personaggio che è un po’ il mio alter ego e che si Gli Stonati Alcolibri Anonimichiama Alessio il Pescarese, una ventata d’Abruzzo in un romanzo in cui di Abruzzo c’è ben poco. In Solo sigari quando è festa, sono partito invece dalla ferita terribile che l’Abruzzo ha subito nel 2009 con il terremoto de L’Aquila. Gli stonati poi, edito dall’abruzzese NEO edizioni nasce come omaggio a Marco Pannella, un grande personaggio politico della nostra regione; nella raccolta è presente anche il romano Renzo Paris, che in questo libro racconta la sua terra d’origine, la Marsica. Persino quando ho raccontato Lisbona in D’amore e baccalà, il ricordo dell’Abruzzo è arrivato come una sorta di “saudade” abruzzese: il protagonista, perso in tutto quel baccalà, ogni tanto ripensa agli arrosticini, alla genziana,… Infine, anche l’ultimissimo lavoro fotografico sulle scrittrici, Una stanza tutta per loro, si chiude con due autrici abruzzesi molto importanti, l’ormai affermatissima Donatella Di Pietrantonio e Maura Chiulli, un’autrice molto brava e alla quale auguro una carriera importante.

Il mio prossimo romanzo sarà quasi tutto ambientato in Abruzzo. Lo sto scrivendo da anni.

Per quale motivo pensa che valga la pena conoscere la nostra regione?

Innanzitutto per il suo territorio. Ci sono dei luoghi fatati come Campo Imperatore, tra gli altri. E poi per la sua cultura umana: la sua cucina e i suoi abitanti lo rendono una delle terre in cui a mio giudizio si vive meglio. Io consiglio l’Abruzzo per le vacanze, ma anche proprio come un posto dove vivere, un buon ritiro.

Sta lavorando a qualcosa in questo momento?

Il mio prossimo romanzo sarà quasi tutto ambientato in Abruzzo. Lo sto scrivendo da anni. Ho dei tempi di scrittura lunghissimi, non prometto quindi che sarà il prossimo ad essere pubblicato! So già che ci sono altri progetti legati alla letteratura per ragazzi che probabilmente vedranno la luce prima, però è un romanzo che sento essere molto importante. Ho lavorato anche ad altri progetti che avevano come obiettivo di far conoscere l’Abruzzo al resto d’Italia, il più importante è forse il reportage-itinerario che ho scritto per Repubblica l’anno scorso, un progetto che sono stato felice di portare avanti. Poi, è in uscita un mio racconto sull’Abruzzo in un’antologia curata da Roberto Alfatti Appetiti. In un modo o nell’altro insomma, l’Abruzzo c’è sempre.

 


Alessio Romano, per finire, le tre domande di rito: qual è il tuo piatto abruzzese preferito?
Il mio must, sono i fiadoni. Un rustico salato al formaggio. Una droga. E poi, la genziana. Anche quando sono fuori, chiedo sempre se ne hanno, ma mi dicono sempre di no. Spero che prima o poi diventi un liquore nazionale.
Il tuo luogo preferito?
Prima ti parlavo di Campo Imperatore, ma ti potrei dire anche Rocca Calascio, Santo Stefano di Sessanio, Castel Del Monte,...
Proverbio preferito?
Quello che secondo me rispecchia di più la schiettezza dei modi abruzzesi: “Scin ca scin, ma ca scin ‘ntutt no.” (va bene tutto, ma non esageriamo!)
Alessio Romano
Alessio Romano
Scrittore

Francesca
Tolosa, Marzo 2019
Foto ©Alessio Romano

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